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Un blog di tutte le sezioni senza immagini
Il telefono cellulare, ovvero la natura della natura umana PDF Stampa E-mail

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di Davide Borrelli

Docente di Metodologia della Ricerca Sociale sui Media
Dipartimento di Scienze Sociali e della Comunicazione Università del Salento

Da sempre le innovazioni tecnologiche, particolarmente quelle che riguardano la comunicazione, sono al centro di aspre polemiche circa i loro presunti effetti negativi sulla salute umana.

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Alla ricerca del contatto perduto PDF Stampa E-mail

                                                         di Maria Teresa Anelli

Sample ImagePerchè il telefono è divenuto così importante nelle nostre vite? Come le ha cambiate, o come abbiamo voluto che cambiassero? E ancora, che cosa rappresenta il telefono per i nostri ragazzi?

La relazione “Adolescenti e telefonino” mi rimanda a una relazione più ampia: “Noi e il telefonino” e mi piace sviluppare alcune riflessioni partendo da un tenero libro per i piccoli e non solo.

 

“Un giorno la piccola Tigre disse: -Quando tu sei in sala, io in cucina mi sento molto sola, Orso. –

Allora fecero passare da una stanza all’altra un tubo di gomma. Era il telefono domestico. – Pronto, mi sente? Mi sente? Chi parla? – Parla il signor Orso. La sento forte e chiaro. – Potremmo anche – disse la piccola tigre – far passare un telefono attraverso il fiume, così non avremmo più bisogno di faticare a scrivere. - E così fecero. Era il cavo telefonico subacqueo”. (Janosch, Posta per la Tigre!)

Il telefono, come esprime poeticamente questo piccolo brano, nasce per comunicare vincendo la distanza dello spazio. E non solo. La differenza con lo scrivere è che questa distanza sia annullata nello stesso istante e che ci si possa sentire vicini lì ed ora. Ci sono alcune differenze tra i vari tipi di telefono. Con il telefono fisso  sei contemporaneamente presente anche se virtualmente, ma c’è un riferimento logistico di riferimento, che prima dell’avvento dei cordless era molto circoscritto. Il telefonino ha apportato cambiamenti importanti, che talvolta sembrano andare più in là di quello che si era pensato.

 

Che cosa cambia con la telefonia mobile?  Per le risposte a questa domanda, mi sono riferita principalmente al testo di Z. Bauman “Amore liquido”.    

La telefonia mobile è per gente che si muove. Sei perennemente connesso in questa rete virtualmente presente, mai fuori o via.

Con il cellulare sei sempre dentro e mai bloccato in un singolo posto.Non importa in che luogo ti trovi, chi è la gente che ti sta intorno e cosa stai facendo in quel luogo con quella gente. La differenza tra un posto e l’altro è stata cancellata.  Sei l’unico punto stabile nell’universo degli oggetti in movimento e altrettanto lo sono le tue connessioni. Infatti, le connessioni restano inalterabili nonostante il fatto che chi vi è connesso si sposta. Esse sono come solide rocce circondate da sabbie mobili: ci puoi contare. Niente paura se non si è risposto ad una chiamata o non ti hanno risposto: ci sono tanti altri numeri sull’elenco. Ci sono sempre altre connessioni da usare, e dunque non è poi spaventosamente importante quante di esse potrebbero dimostrarsi fragili e spezzarsi.Ciascuna connessione può anche durare poco, ma la loro sovrabbondanza è indistruttibile.

 

Puoi sentirti al riparo dall’irreparabile fragilità di ogni singola,  transitoria connessione, avvolto nell’eternità dell’imperitura rete informatica.Dentro quella rete puoi sempre cercare riparo allorché la folla che ti circonda diventa troppo caotica per i tuoi gusti.

Grazie a tutto ciò che puoi fare fintanto che il tuo cellulare è al sicuro in tasca, ti tieni a distanza dalla folla, e quel distacco è la stessa domanda di ammissione, la condizione di accesso  a quella folla.

 

Una massa di individui isolati: uno sciame, per essere più precisi. Un aggregato di individui autonomi che per restare uniti non hanno bisogno di alcun ufficiale di comando o piccione da richiamo. Un aggregato mobile in cui ogni singola unità fa la stessa cosa, ma nulla viene fatto in comune.

I telefoni cellulari NON hanno creato lo sciame, sebbene contribuiscano a perseverarne le fattezze. Lo sciame era in attesa dei vari Nokia, Ericsson e Motorola bramosi di  servirlo. Se non esistesse uno sciame, a che servirebbero i cellulari?

 

I cellulari consentono a chi se ne sta in disparte di tenersi in contatto e a chi si tiene in contatto di restarsene in disparte… E’ sufficiente pensare ad una telefonata che si fa quando si è in mezzo agli altri.                      

 

I cellulari non impediscono di fare quello di cui ti stai occupando, ma rendono superfluo lo sforzo di evitare lo SGUARDO degli altri (stai telefonando, no?): gli occhi si trasformano in un muro bianco e un muro bianco di fronte a un altro muro bianco non provoca alcun danno. Con un po’ di tempo a disposizione, i cellulari possono addestrare gli occhi a  guardare senza vedere.

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La Rete Educativa PDF Stampa E-mail
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di Maria Teresa Anelli

Pedagogista
Docente c/o la Direzione Generale Studi e Programmazione - Ministero della Pubblica Istruzione Roma
Organizzazione scientifica Osse.For.

La parola rete è ormai parte del nostro quotidiano. Non trascorre giorno, in cui i vari sistemi di relazione, di comunicazione, di servizi non compaiano sulla stampa, nelle nostre parole, nei nostri scambi. La rete telematica, la rete dei trasporti, la rete sociale, solo per citarne alcune, ci riportano continuamente ad una realtà che non può più pensarsi da sola, ma che ha continuamente bisogno di pensarsi in una relazione con un altro, con altri. Ad una realtà che sembra avvolgerci, in cui siamo inseriti, ma una realtà che ci trascende e in cui non sempre la nostra azione sembra influenzare gli altri nodi della rete.

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Le reti sociali tra marginalità e capitale sociale per la modificazione degli stili di vita PDF Stampa E-mail
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di Anna Maria Rizzo
Docente di Politica Sociale e Metodi e Tecniche del Servizio Sociale
Dipartimento di Scienze Sociali e della Comunicazione Università del Salento
Organizzazione Scientifica Osse.For.

 Il nostro agire è inserito nella reticolarità dei rapporti e noi stessi siamo parte di reti. Reti familiari, sociali, professionali che contribuiamo a costituire e che ci costituiscono. Reti di cui possiamo disegnare la struttura, evidenziarne la qualità e intensità delle relazioni. Costituiamo e ci costituiamo in reti che operano come sistemi più o meno chiusi all’interno di sistemi sociali più ampi in un gioco di figure che si sovrappongono, si intersecano nella complessa e imperfetta geometria del sociale. Ma cosa si intende per reti sociali?

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L’IDEA DI FORMAZIONE OSSE.FOR. PDF Stampa E-mail

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 OSSE.For. OSSERVATORIO FORMAZIONE
Centro servizi, studi e ricerche interdisciplinari per lo sviluppo del territorio

Active ImageSTATUTO DELL’ASSOCIAZIONE Osse.For.

PREAMBOLO

E’ indispensabile, oggi, sostenere un dialogo con chi si occupa, nelle istituzioni formative, nel campo della ricerca scientifica e nell’Amministrazione locale, di formazione e con chi ha responsabilità per lo sviluppo e la qualità del territorio.

La formazione ha oggi i caratteri di una grande priorità politica, una politica diffusa di qualità e dipende in larga misura dall’efficacia dei meccanismi di coordinamento, dalla capacità di regia complessiva e dalla qualità dei soggetti coinvolti.

Occorre mettere in piedi meccanismi che assicurino indispensabili raccordi e confronti continui tra le Amministrazioni locali, l’Università, le Istituzioni scolastiche, le Associazioni culturali e di ricerca. In sostanza occorre progettare, promuovere, proporre una formazione continua degli operatori e per gli operatori.

Ed è proprio per ripensare modi e forme della formazione che occorre aprire un dialogo, mettere assieme le esperienze, fare ricerca. La creazione di una rete di servizi professionali per gli operatori e per il territorio rappresenta una necessità per lo sviluppo qualitativo del sistema della formazione. Idea avvalorata dalla constatazione che da una società industriale si sta passando a una complessa e informatizzata società di servizi. D’altra parte, proprio questa complessità ammonisce contro i rischi di uno schema evoluzionistico troppo semplificatorio.

Oggi questo impegno si amplia sempre di più nell’ottica della promozione e dello sviluppo professionale. La formazione continua accompagna e alimenta la ricerca di una nuova identità, tra la percezione di un passato pregevole e un futuro ancora da costruire.

[…] Questo sistema di autonomie impone ai politici, ai tecnici e ai ricercatori dell’educazione di pensare e progettare una formazione che favorisca, faciliti, costruisca la cultura e l’idea di autonomia orientando la propria interrogazione e riflessione su alcuni campi di ricerca:

- come aumentare la sensibilità politica, tecnica e di ricerca verso le problematiche sociali e dell’educazione;

- come sviluppare la propria identità personale, sociale e professionale rispetto ai compiti previsti dalle innovazioni;

- come assumere capacità di gestione delle risorse del territorio in una visione integrata […].

Ci si trova a misurarsi con problemi con i quali si deve imparare a convivere e verso i quali occorre individuare modalità di rapporto che chiamano in gioco in modo diverso dal passato la scuola, le organizzazioni sociali, le comunità locali. A questi soggetti è chiesto di entrare in gioco in forme di relazioni più articolate, con ruoli più mobili, superando polarizzazioni tra tecnici e non, tra specialismo e movimentismo, promuovendo situazioni di lavoro che favoriscano ascolto e percezione di segnali e di risorse.

Diventa cruciale in questi contesti gestire la dimensione della progettazione attraverso quadri di riferimento sufficientemente articolati, in grado di cogliere la connessione tra i processi decisionali che si svolgono a diversi livelli (quello politico e quello tecnico, quello macro e quello micro, quello delle istituzioni e quello della società civile).

E’ evidente la complessità di questo processo in quanto le variabili in campo sono molteplici, le relazioni tra i soggetti coinvolti aumentano, la società muta e si trasforma troppo rapidamente. […] La formazione intesa come modello trasmissivo, di fronte a questo continuo cambiamento, è in crisi […] Alla formazione è richiesto di lavorare sul management dei processi e di assumere approcci che garantiscano letture di contesti meno normative, più interpretative e dialoganti; al tempo stesso richiede la capacità di elaborare modalità d’intervento che emergono – secondo logiche interattive e di codeterminazione – dal campo dell’azione […].

[…] Lo scopo è di attivare una politica di servizi attraverso una concezione partecipativa che tende a coinvolgere più soggetti per superare la logica della frammentazione, per ricostruire in una visione unitaria le interrelazioni e le interconnessioni che avvengono a livello di sistema, per dare forma a piani di lavoro integrati [...].

Il sistema della formazione coinvolge quindi un alto numero di soggetti in un processo di rinnovamento che pone sfide organizzativo-gestionali sicuramente complesse e si apre ad una pluralità di concezioni, di differenze, di molteplici punti di vista.

E’ partendo da queste motivazioni e dall’idea di Giuseppe Ricchiuto – studioso di Scienze dell’Educazione e della Formazione - che viene istituito nel 2003 il Laboratorio di Ricerca Educativa e Didattica (La.Ri.E.D.) e avviati alcuni progetti integrati di casi complessi di ricerca sul campo, tra cui “L’insegnante professionista riflessivo e ricercatore”, per esplorare teorie, metodi e tecniche della formazione. L’idea guida del laboratorio parte dalla riflessione di quanto sia necessario ripensare i modelli di ricerca, di formazione continua e di sviluppo professionale; i luoghi di incontro, di confronto, di scambio e di servizi. La.Ri.E.D. ha segnato una tappa significativa di questo processo di ricerca, mettendo a confronto in tutta la sua problematicità ipotesi teoriche, riflessioni di carattere istituzionale, modelli di funzionamento. Ne è scaturito un percorso ricco di testimonianze, narrazioni, biografie, storie di pratiche professionali facendo emergere l’effettiva vita quotidiana delle realtà educative, di spunti metodologici ed operativi, corredati da una consistente documentazione dei processi avviati nelle scuole, e nel territorio attraverso confronti nei workshop e seminari di studio. La.Ri.E.D. a tutt’oggi si avvale: della collaborazione del Comune di Tricase; della collaborazione scientifica del Dipartimento di Scienze Sociali e della Comunicazione dell’Università del Salento e della Comunità Emmanuel di Lecce; della collaborazione dell’Assessorato alle Politiche Educative e Sociali della Provincia di Lecce e dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecce; del patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, dell’Assessorato al Diritto allo Studio della Regione Puglia, dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Bari e dell’Assessorato alla Protezione Civile della Provincia di Bari relativamente al Progetto “Adolescenti e telefonino. Un laboratorio di ricerca e in-formazione per l’educazione critica ai media, la salute e la sostenibilità” e di una partnership regionale che in progress ha visto coinvolti: Enti locali, Istituzioni scolastiche, Università, Scuole, Comunità e Cooperative di servizi educativi.

Da questa singolare esperienza si decide di costituire, nella forma di un’Associazione, un Osservatorio permanente sulla formazione (Osse.For.) a Tricase con sperimentazione prioritaria nel Capo di Leuca e nella Regione Puglia e coinvolgimento di una partnership regionale. Il progetto di ricerca si muove nell’ambito dei processi di cambiamento in atto nel sistema sociale, con particolare riferimento alla costituzione dei “Centri di servizio” visti come supporto allo sviluppo del territorio e alla formazione degli operatori.

Un Centro di servizio considerato, però, nel più ampio contesto territoriale e quindi in interazione con altre realtà formative presenti. Nello specifico si fa riferimento a quella rete di strutture (Università, Agenzie di formazione, Comunità e cooperative di servizi educativi, Associazioni professionali, Scuole) e a quegli operatori educativi con i quali il territorio deve collaborare ai fini di un processo formativo che tenda a valorizzare tutte le figure in esso coinvolte.

Tale progetto intende anche sperimentare metodologie e percorsi operativi concentrando la sua attenzione nella localizzazione di nuovi servizi sul territorio e avviare analisi comparative con altri Centri operativi a livello nazionale (Emilia Romagna, ecc.) ed europei (Catalogna-Spagna, ecc.) dove i processi suddetti sono già da tempo avviati.

Il progetto intende, inoltre, porsi come una ipotesi di studio e di ricerca scientifica accademica (master, corsi di perfezionamento, ecc.) finalizzata alla formazione di figure professionali.

Il presente preambolo è parte integrante dello Statuto

Il Presidente

Prof. Giuseppe Ricchiuto

 

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