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La Rete Educativa PDF Stampa E-mail
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di Maria Teresa Anelli

Pedagogista
Docente c/o la Direzione Generale Studi e Programmazione - Ministero della Pubblica Istruzione Roma
Organizzazione scientifica Osse.For.

La parola rete è ormai parte del nostro quotidiano. Non trascorre giorno, in cui i vari sistemi di relazione, di comunicazione, di servizi non compaiano sulla stampa, nelle nostre parole, nei nostri scambi. La rete telematica, la rete dei trasporti, la rete sociale, solo per citarne alcune, ci riportano continuamente ad una realtà che non può più pensarsi da sola, ma che ha continuamente bisogno di pensarsi in una relazione con un altro, con altri. Ad una realtà che sembra avvolgerci, in cui siamo inseriti, ma una realtà che ci trascende e in cui non sempre la nostra azione sembra influenzare gli altri nodi della rete.

La rete avvolge ormai la sfera personale e professionale di ognuno dando origine a sistemi  nuovi, originali e con diverse caratteristiche. Si muove e avvolge anche il mondo educativo, che sempre più parla di reti.  Ma quali caratteristiche deve possedere una rete per essere educativa?

Questa domanda ha messo in moto alcune suggestioni, spinte emotive, riflessioni… per ricercare quali elementi rendano una rete educativa, quali peculiarità debba avere per essere tale.

Ho pensato di iniziare andando alla ricerca del significato della parola RETE.

Queste le definizioni del dizionario della lingua italiana (Devoto-Oli)

  • rete: intreccio di fili annodati tra di loro, a maglie più o meno fitte, che nell’accezione più comune richiama la funzione di cattura (rete da pesca, tendere la rete,

  • tirare la rete), alla quale si riconduce quella di insidia, di allettamento, di lusinga (è caduto nella rete);

  • senso esteso: qualsiasi superficie costituita da un intreccio di vario materiale a forma diversa a seconda dello scopo cui è destinata;

  • senso figurato: sistema di collegamenti o di comunicazioni, o una struttura complessa articolata in più punti.

 

La parola rete che evoca la rete dei pescatori è un certo tipo di rete: è una rete che prende, che cattura, come la rete che costruisce trappole nella boscaglia, o la rete per catturare gli animali per il circo, o quella per gli uccelli o le farfalle.

Ci sono reti a maglie grandi e reti a maglie piccole, che catturano tutto o lasciano anche andare. Reti a strascico che raccolgono anche chi non doveva essere preso.

 

 Ma la rete che accoglie non può essere la rete che cattura, ha forse un’altra radice, un altro back-ground, va cercato in un altro tipo di rete, più intimo, più vicino.

 

E andando all’indietro e al più vicino, incontra la prima rete che ci ha accolto, quella che ci ha accarezzato per nove mesi: la rete che ci ha permesso di crescere per nascere e che comunica ai nostri cromosomi che  non siamo soli.

Siamo stati gettati sulla terra, ma c’è un’altra a cui siamo legati.

 

E appena il legame con quella prima rete non c’è più, c’è subito pronta un’altra rete, la rete della famiglia. La sua caratteristica è quella di essere una rete che accoglie, che si prende cura: e allora questa è una rete che ci riguarda, perché le reti che vogliamo tessere sono reti per accogliere. Per questo ci colpiscono in modo così forte la violenza in famiglia, i soprusi, le catture: perché quella rete, che è la prima rete completamente fuori di noi, è fatta per accogliere.

 

E allora il significato della nostra rete, se non è quello della rete della pesca, e se vogliamo  rimanere nel campo di una trama, va ricercato in un altro tipo di rete. Forse è la rete dell’ordito, di un filo che soltanto quando incontra un altro filo diviene maglia, tessuto, e può coprire, sostenere.

Non solo. Questa trama, che sostiene ma non appare, permette di formare un disegno, sempre diverso, allargando e  stringendo le sue maglie.

 Possiamo fare un paragone con il quadro: nel quadro c’è lo sfondo e la figura che viene in primo piano. Ebbene, la figura ti viene incontro, può balzare in primo piano, proprio perché c’è lo sfondo. E con questa figurazione il pedagogista francese de La Garanderie (1989), spiega il ruolo dell’educatore. Il compito dell’educatore è di essere sfondo, per permettere alla figura di uscire.

 

Il fatto che la rete sia elastica suggerisce altre immagini.

 

La rete accoglie, ma non trattiene, si amplia o si rimpicciolisce, e porta in evidenza due suoi elementi strutturali:  il pieno e il vuoto,   il nodo e il filo.

In senso figurato il pieno e il nodo sono le reti: quella formale, istituzionale e quella informale,  primaria, spontanea.

Nello stesso senso, il vuoto e il filo sono le persone, gli individui.

Potremmo anche definire il pieno come rassicurazione, incontro, e il vuoto come solitudine,  separazione, angoscia, ma anche crescita.

E dall’incontro delle reti e delle persone possono scaturire, come diceva Kierkegaard (1847, cit. in Ducci E. 1967), due modelli:

“Stare da solo, con l’aiuto di un altro” oppure “Stare, solo con l’aiuto di un altro”.

- Scegliere la prima opzione significa la presenza di un nodo che promuove, che sostiene, incontra il tempo dell’altro attendendo la sua risposta, diviene come il mare che si curva, cade e si rialza assecondando l’onda, ora più ampia, ora meno ampia: alcune volte impercettibile, altre volte infrangendosi, con il fragore dell’uragano.

- Scegliere la seconda opzione significa formare una rete che si sovrappone e non dà autonomia.

 

Il pieno e il vuoto ritornano ancora simbolicamente nel mito di Penelope.

Il giorno Penelope tesse la tela per l’incontro, ma la notte disfa la tela perché la tela tessuta per l’incontro non è per i Proci, ma per Ulisse. Anche qui: giorno e notte per coniugare il sociale e il personale. E nella notte, nel personale, la solitudine quale elemento essenziale per operare la propria scelta.

 

E allora qual è, la funzione della rete nei momenti in cui i fili sono soli? La rete (il nodo) sostiene quel vuoto, quella solitudine inevitabile e si fa maglia stretta quando quell’angoscia diviene insostenibile: rincuora, si fa presenza. Costruisce un muro circolare di sostegno che non fa sprofondare l’individuo quando non riesce più ad andare avanti. E’ quello che la psicologia di comunità definisce: “Il sostegno sociale che promuove il sano sviluppo individuale e rafforza la capacità di reazioni allo stress”.

 

Ma la stessa rete poi si allarga, quando quel filo vince il vuoto e vuole spaziare, quando può anche lasciare quella rete. E’ solo questo rispetto dell’unicità di ognuno, che salva dal rischio di plagio, o dal divenire una “conventicola”, che vuole tutti omologati, come ha ben rappresentato Virzì nel suo ultimo film “Caterina va in città”, mettendo in evidenza come questo rischio possa essere presente in ogni tipologia di gruppo.

 

E tornando alle reti istituzionali, quelle delle scuole, dei Comuni, ecc, quale rapporto può esserci tra questi nodi e i vari operatori?

Penso che, quando il sistema formale, vale a dire l’istituzionale, oltre ai patti e agli accordi sottoscritti si sostanzia della capacità e delle motivazioni personali degli operatori a stabilire e a mantenere legami significativi, realizza una stupenda alchimia.

E’ questo che nel linguaggio della psicologia sociale fa la qualità della rete (Francescato D., Ghirelli G. 1997).

 La rete che accoglie unisce il formale e l’informale dando sicurezza e attenzione, accettando il pensiero lineare, logico/deduttivo e quello divergente, il linguaggio verbale, ma anche altri linguaggi, quelli che anche la didattica laboratoriale in questi anni ha potenziato.

E’ una rete che accoglie quando la sua maglia ha promosso, curato, sostenuto lo stato di benessere degli individui e dei gruppi incontrati, se è vero che la bontà di una rete si riconosce dal grado di benessere che individui e gruppi hanno raggiunto.

E la rete educativa, anche quando è una rete formale e istituzionale “pulsa” perché cammina con le gambe di uomini e donne che portano il sostegno emozionale caratteristico di reti informali.

 

E’ una rete ricca, con molteplici alternative, diversa in ogni sua parte e costruisce strade e ponti, dove gli uomini e le donne che ha incontrato e che ha accolto, possono andare per conquistare nuove terre e nuovi mondi. E’ una rete rispettosa di ruoli e momenti diversi, che come sottolineano le immagini seguenti rincorrono stabilità e cambiamento: “Cedri del Libano e treni che passano: anche noi, a volte cedri, a volte treni”.   

 

 

Opere citate:

de La Garanderie A. 1989, Les profils pédagogiques, Editions du Centurion [trad. it., I profili pedagogici,  La Nuova Italia, 1991].

Ducci E. 1967, La maieutica kierkegaardiana, S.E.I.

Francescato D., Ghirelli G. 1997, Fondamenti di psicologia di comunità, La Nuova Italia, 19978.

Kierkegaard S. 1847, “La dialettica della comunicazione etica ed etico-religiosa”, in Studi kierkegaardiani, a cura di C. Fabro, Morcelliana, 1957.

Ministero della Pubblica Istruzione 1998, Progetto SPORA - sperimentare, orientare, accogliere,  documento redatto dal gruppo di progetto, agli atti dell’Ispettorato per l’educazione fisica e sportiva – Coordinamento per le attività degli studenti del MPI.

 
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