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di Giuseppe Ricchiuto
Docente di Pedagogia Speciale - Didattica Speciale - Laboratorio per la Comunicazione non Verbale
Scuola Regionale Interateneo di Specializzazione per la formazione degli insegnanti della scuola secondaria
Università degli Studi - SSIS Puglia
Direzione Scientifica Osse.For.
Non chiedere: “Qual è il problema?”
chiedi: “Qual è la storia?”.
Solo così scoprirai
qual è per davvero il problema.
John Forester
 

 In anni recenti i contributi più interessanti sulle scienze della formazione ci sono giunti dagli studi non riduzionistici che hanno sottolineato il rapporto esistente tra il corso della vita adulta nelle organizzazioni e la formazione. In polemica con letture che hanno disincarnato l’esperienza formativa facendone un luogo asettico ed artificiale di apprendimento, essi hanno invece sottolineato la necessità di ricondurre l’idea di formazione ai processi dell’esistenza. E, al contempo, ci hanno invitati a considerare quanto sia efficace, agli effetti del successo dell’operare formativo, la ricerca di una correlazione stretta tra il mondo della vita e il mondo della formazione (Demetrio, 1994).

Anche il pensiero organizzativo, sul finire degli anni ’70, mette in primo piano il contesto e tende a concepire le singole organizzazioni come semplici conseguenze di quel contesto (Bonazzi, 1997). Parlare di emozioni, affetti e sentimenti incide pesantemente anche sui processi gestionali e sul funzionamento organizzativo, al punto da avere un riflesso diretto anche sui risultati ottenuti (Tartaglia, 1998).

L’idea di fondo è quella di ancorare la formazione ai contesti operativi nei quali essa è attivata.

Da ciò emerge un’identità e un’idea di formazione che mette in primo piano i soggetti e i contesti e che propone una stretta connessione tra il mondo della vita, il mondo della formazione, il mondo della cognizione.

In questo scenario chi opera nella formazione ha una funzione determinante nel reggere l’organizzazione perché sia funzionale ed efficiente, ma le sue capacità si evidenziano soprattutto nell’incontro con l’altro e l’accoglienza quotidiana, nell’intreccio tra le reti di “relazioni” e di “comunicazione”.

Ogni persona è portatrice di momenti, problemi e storie di vita, che trovano nel sapere una giustificazione e una straordinaria portata riflessiva, ma che non possono essere risolte nel sapere stesso in quanto il mondo della vita e il mondo dell’esperienza è più ampio di quello del sapere (Massaro, 1990).

Orientare il percorso di formazione in una visione educativa consente di osservarsi, di raccontarsi, di ascoltarsi e di entrare in relazione con l’altro.

L’accoglienza, l’ascolto, il racconto, la narrazione della propria storia possono far acquisire consapevolezza e facilitare il cambiamento e la trasformazione. Il soggetto è protagonista della propria storia, del proprio percorso di vita e della propria formazione nel cammino esistenziale che consente di riscoprire significati invisibili e di guardare alle proprie radici con occhi diversi.

Il filo di Arianna del progetto di ricerca sulla formazione è rappresentato dall’interesse per la narrazione attraverso i casi storia e le storie di vita, come possibilità di guidare il soggetto alla conquista di un universo di senso tra criticità, dialetticità e riflessività, e alla permanente ricerca della propria libertà e felicità. Oltre l’omologazione e l’alienazione, l’apparenza e la visibilità delle maschere di ruolo per guardare l’invisibile che è dentro di noi e dare un nuovo senso e significato alla vita.

La narrazione di sé, non solo mette in evidenza la propria storia ma stimola al cambiamento, in quanto è essa stessa un “laboratorio” di costruzione di significati da cui si viene trasformati. La ricerca del significato si fonda e si stratifica nella mente umana in corrispondenza dell’avanzare e dell’evolvere del pensiero narrativo (Bruner, 1992).

La narrazione autobiografica oltre ad essere uno strumento educativo e formativo mostra  chiaramente il suo potere curativo. Il bisogno di raccontarsi nasce spesso dalla sofferenza che chiede di essere rielaborata attraverso la parola (Demetrio, 1992).

Il confronto recato dalla narrazione risiede nella possibilità di esteriorizzare il problema, in una sorta di liberazione data dall’espulsione simbolica dei fantasmi interiori; il racconto genera infatti quel distacco necessario all’accettazione ed elaborazione dei vissuti dolorosi (White, 1992).

Il racconto autobiografico rende consapevoli del “fascino insito nella vita di ogni persona”, fascino spesso riconosciuto nelle vite altrui ma più difficilmente colto nella propria (Polster, 1988).

Ogni racconto offre a chi ascolta tante suggestioni, facendo affiorare le emozioni della narrazione e in questo senso “si afferma e si chiarisce come specchio e guida del soggetto, come ritratto di sé a sapere-se-stesso, a ritrovarsi, a riconoscersi, a farsi carico della propria identità. Specchio che deforma in quanto trasforma e guida, che orienta in quanto interpreta, legandosi così allo statuto debole e inquieto del soggetto moderno” (Cambi, 2002).

Al cuore di questo processo si inserisce l’approccio narrativo come interrogazione sull’Io, come travaglio individuale, come assunzione della cura di sé, come rielaborazione di una traiettoria di senso.

Da qui l’uso educativo e autoeducativo della metodologia dei casi storia e delle storie di vita sperimentata nei percorsi di formazione che si configura come ricerca permanente, in cui il racconto e la narrazione sono strettamente connessi  ai processi trasformativi del soggetto in formazione che attraverso la propria storia cerca di dare senso al proprio io, di ripensarsi, di riorientarsi.

Il punto di vista epistemologico lascia voce autentica ai soggetti in formazione, autori del proprio progetto di vita “superando la condizione di un copione scritto da altri” (Ardoino, 1996).

Alla personalità minacciata di “disinteriorizzazione” e di “disumanizzazione”, all’uomo, la cui vita si frammenta, si disgrega e si aliena, producendo effetti di ansia, di spaesamento e di incertezza, si oppone la rappresentazione di una persona svelata a se stessa, reintegrata, autonoma, responsabile, capace di unificare la sua esperienza vissuta in comportamenti nuovi miranti a modificare modi e contenuti di relazione dell’individuo con i suoi gruppi di appartenenza, con il suo ambiente di vita, ponendosi in modo attivo nei processi di cambiamento (Russillo, 2001).

 

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Agazzi E., Canadesi A., Il segno dell’io. Udine, Campanotto Editore, 1992.

Ardoino J., Educazione e relazioni, Bari, Palomar, 1996.

Bateson M. C., Comporre una vita, Milano, Feltrinelli, 1992.

Benelli C., Philippe Lejeune. Una vita per l’autobiografia, Milano, Edizioni Unicopli, 2006.

Bonazzi G., Storia del pensiero organizzativo, Milano, FrancoAngeli, 1997.

Bosi A., Il sentimento del tempo e del luogo. La socialità nei modi di raccontarsi, Unicopli, 2000.

Bruner J. S., La ricerca del significato per una psicologia culturale, Torino, Bollati Boringhieri, 1992.

Cambi F., L’autobiografia come metodo formativo, Bari, Editori Laterza, 2002.

Demetrio D. (a cura di), L’educatore auto(bio)grafo. Il metodo delle storie di vita nelle relazioni d’aiuto, Milano, Edizioni Unicopli, 1999.

Demetrio D., Pedagogia della memoria. Per se stessi, con gli altri, Roma, Meltemi, 1998.

Demetrio D. (a cura di), Fabbri. D., Gherardi S., Apprendere nelle organizzazioni. Proposte per la crescita cognitiva in età adulta, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1994.

Lejeune P., Il patto autobiografico, Il Mulino, Bologna, 1986.

Lipari D., Logiche di azione formativa nelle organizzazioni, Milano, Guerini e associati, 2002.

Lipari D., Progettazione e valutazione nei processi formativi, Roma, Edizioni lavoro, 1995.

Marchese A., L’officina del racconto, Milano, Mondatori, 1999.

Massaro G., Per un educare a pensare, Bari Adriatica Editrice, 1990.

Monasta A., Mestiere: progettista di formazione, Roma, Carocci Editore, 1999.

Polster E., Ogni vita merita un romanzo. Quando raccontarsi è terapia, Roma, Astrolabio, 1998.

Ricchiuto G., Verso un sistemato integrato di formazione permanente, LEM, Bari, G. Laterza Editore, 1998.

Russillo G., Problematicità e problematica dell’educazione in età adulta, LEM, Bari, G. Laterza Editore, 2001.

Smorti A., Il pensiero narrativo. Costruzione di storie e sviluppo della conoscenza sociale. Firenze, Giunti, 1994.

Tartaglia F., Affetti e management, Torino, UTET, 1998.

                  White M., La terapia come narrazione, Roma, Astrolabio, 1992.

 

 
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