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SINTESI DEL REPORT DI RICERCA: PDF Stampa E-mail

"Un esploratore tornò al suo paese, dopo molti anni trascorsi sul Rio delle Amazzoni. La gente era curiosa di sapere cosa aveva visto e provato. Un po’ seccato dalle continue domande, egli disse ai concittadini: “Andate a vedere voi stessi; nessun racconto può sostituire l’esperienza personale e il rischio personale”. Si mise poi a tracciare una mappa del Rio delle Amazzoni, con molta minuziosità. Gli chiesero di tenere una pubblica conferenza, che fu molto frequentata, ed esposero la mappa nella piazza maggiore del paese. Molti giovani ottennero una copia di quella cartina, imparando a conoscere ogni particolare del fiume: profondità, cascate, anse, fauna e flora … Considerandosi ormai esperti, molti di loro raccontavano il tutto come fosse stata una loro esperienza personale, fatta sul Rio delle Amazzoni. Il povero esploratore, l’unico vero esploratore, visse nel rimpianto di aver tracciato quella mappa e di non essere riuscito a invogliare i giovani a rifare l’esperienza”. (A. De Mello) 

In questi ultimi anni molte cose sono cambiate nel cosiddetto “universo giovanile”. In particolare lo scenario della comunicazione giovanile si è arricchito e diversificato divenendo sempre più complesso da sondare, analizzare, comprendere.

Il progresso tecnologico, che si riflette nel boom del settore delle telecomunicazioni, modifica stili di vita, comportamenti, dinamiche di interazione sociale. Insieme ai contesti spazio-temporali le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione stanno, per esempio, ridimensionando il valore della tradizionale relazione “faccia a faccia” a favore di modalità comunicative  apparentemente più fredde e impersonali.

Il “fenomeno telefonino”, quindi, rappresenta la spia di un profondo cambiamento nei modi di comunicare, concepire e vivere i rapporti sociali.

Per meglio comprendere questa società sempre più complessa diventa, quindi, necessario rivolgere una particolare attenzione a questo fenomeno, che appare caratterizzarsi per codici e linguaggi propri, tra l’altro in continua e rapida evoluzione.

Inoltre “l’iperconsumismo mediale” pone seri interrogativi connessi a nuovi rischi sociali, educativi, ambientali e per la salute umana, quali i possibili effetti a breve e a lungo termine correlati all’uso del telefonino.

Nell’ambito delle attività di educazione ai media si propone pertanto di aprire la comunicazione sulle problematicità collegate al “fenomeno telefonino” attraverso un laboratorio di ricerca e “in-formazione” teso a promuovere la salute e la cultura della sostenibilità rivolgendosi a giovani, cittadini e Istituzioni locali.

A tale scopo è stato appunto elaborato il presente progetto, teso ad esplorare i vari aspetti del fenomeno e soprattutto a capire come e perché esso ha avuto una tale rapida presa tra i ragazzi, cosa il telefonino rappresenta e simboleggia per loro, in modo da individuare le strategie di comunicazione dei rischi più adatte e soprattutto per persuaderli a minimizzare tali rischi con comportamenti più corretti e responsabili nei confronti della propria salute e della sicurezza stradale. 

Una prima azione del progetto ha visto  l’organizzazione di un Seminario regionale che si è svolto a Tricase (Lecce) il 18-19 gennaio 2007 e ha previsto, attraverso una sessione plenaria  e sessioni parallele, momenti di socializzazione e partecipazione attiva, approfondimenti, dibattiti, presentazione di casi-storia. Le giornate di studio hanno evidenziato: “[…] che è necessario attrezzarsi di una sensibilità e di un’immaginazione sociologica che sappia innanzitutto problematizzare la tecnologia e restituirle la sua originaria dimensione di artefatto umano. Solo a partire da tale punto di vista è possibile sgombrare il campo da ogni pregiudizio e legittimare il progetto di una vera e propria educazione all’uso sostenibile delle nuove tecnologie (D. Borrelli).  […] I cellulari non impediscono di fare quello di cui ti stai occupando, ma rendono superfluo lo sforzo di evitare lo sguardo degli altri. Sembra che la conseguenza più feconda della prossimità virtuale sia la separazione tra comunicazione e relazione … una massa di individui isolati: uno sciame (M.T. Anelli). […] Il telefonino costituisce uno tra i più fondamentali oggetti di consumo dell’universo adolescenziale. Analizzare il telefonino come oggetto di consumo significa, quindi, interrogarsi più complessivamente sulle strategie di marketing che lo producono e sugli effetti in termini di sapere e di potere che tale oggetto veicola nelle nostre società (V. Cremonesini). […] La società dell’informazione prevede che ognuno possa fare tutto ciò che è nelle possibilità di fare in ogni luogo ed in ogni momento (F. Benvenuto)”.

A conclusione due possibili chiavi di lettura:

- la prima tematica, penso sia necessario aumentare la comprensione generale del modo in cui le tecnologie, in questo caso il telefonino, interagiscono con la mente umana sviluppando una filosofia delle tecnologie centrata sull’uomo. La mia argomentazione non è antitecnologica, bensì a favore dell’uomo. In tal senso ripensare la tecnologia oggi, significa anche ripensare le scienze umane nell’evoluzione del nostro tempo.

Norman evidenzia come questa società ha involontariamente assunto un orientamento centrato sulle macchine che antepone le esigenze della tecnologia a quelle dell’uomo, costringendoci così a un ruolo di spalla che non ci è assolutamente congeniale. La tecnologia si ripercuote sulle relazioni sociali e su tutta la nostra vita, imponendoci i suoi ritmi e le sue necessità. Se vogliamo sperare di trasformarla in una forza positiva, capace di rispondere alle nostre esigenze, anziché di dominarci, dobbiamo imparare a padroneggiarla e a riprogettarla partendo da un orientamento centrato sull’uomo, che esplori la complessa interazione, a livello cognitivo, tra il pensiero umano e le nuove tecnologie. Bisogna passare dal motto della Fiera Mondiale di Chicago del 1933: “La scienza scopre/L’industria applica/L’uomo si adegua”, concezione del mondo centrata sulla macchina, al motto centrato sull’essere umano: “L’uomo propone/La scienza studia/La tecnologia si adegua”;

- la seconda metodologica, credo sia da ricercare nella problematicità e criticità di ogni questione, e nella capacità di connessione. La forza dell’argomentazione la troviamo soprattutto nella pluralità di pensieri, di visioni “arcobaleno” e nella plasticità delle persone contro un sistema ossessionato dalla volontà di determinare e di incasellare ogni soggetto in una serie di condizionamenti, in una parola di classificare tutto e tutti.

Più metodologie si incontrano nella ricerca non come una sovrapposizione di metodologie, ma come scelta strategica di una pluralità di visioni e approcci di lettura che eviti il rischio di modelli monometodologici e unidirezionali.

In questo senso, l’esperienza si segnala per una scientificità che trova nella pluralità di teorie e prassi la necessità di un approccio reticolare e aperto ai codici di lettura dei processi in divenire.

Un aspetto significativo e originale della ricerca su cui merita soffermarsi è l’ideazione di teams di esperti provenienti da luoghi e da diverse esperienze professionali (Scuole, Università, Territorio, Comunità e cooperative di servizi educativi).

Il percorso non tende a sminuire o accentuare un ruolo su un altro, ma anzi tende a valorizzare le competenze reali attualmente presenti attraverso l’incontro e l’alleanza professionale su un unico oggetto di ricerca come risorsa aggiuntiva che consente una più interessante visione, lettura e comprensione dei fenomeni osservati.

In questo senso, è un valore aggiunto il significato e la sintesi interpretativa di un medesimo processo mettendo in comune più sguardi e punti di vista. Non si tratta di sguardi e punti di vista che si sovrappongono, né che si contrastano, ma di una pluralità osservativa come possibilità di maggiore comprensione dei processi in azione.

Merita evidenziare come tutti i componenti dei team svolgono, nell’osservazione e nella ricerca, un’attività che in parte proviene dalle competenze di origine, ma in un qualche modo va oltre, soprattutto nella dimensione di gruppo plurale di lavoro. 

Al fare, produrre, intervenire, orientare, spiegare, consigliare, convincere, indirizzare si può allora accostare l’ascoltare, il cercare di comprendere, il ricevere, l’accogliere.

Specie partendo dal racconto e dalla narrazione di “casi-storia” si riesce infatti a capire di più fatti e situazioni svoltesi in un preciso contesto spazio-temporale oltre che a chiarire le interconnessioni tra le più varie e complesse variabili di un fenomeno sociale: un determinato evento può essere così ricostruito connotandone più precisamente trama, vissuto e significato.

In altri termini solo apprendendo meglio modelli e dinamiche relazionali, tradizioni, credenze, sistemi di valore è possibile ricercare l’identità di una cultura.

Questo significa spostare il fuoco della ricerca e della progettazione, da operazioni relative al raccogliere, sistematizzare e ricomporre materiali conoscitivi provenienti da fonti diverse, verso microrealtà locali e dirigersi verso lo studio delle scuole e dei territori nei suoi aspetti interni, cioè nei modi di percepire e di ragionare sulla realtà educativa prodotta da parte degli attori in campo.

Da queste sollecitazioni socio-culturali e metodologiche nasce l’idea di ricerca per ricostruire, insieme agli attori, il profilo di cultura dal punto di vista dei suoi membri, così da afferrare la loro visione del mondo, i loro schemi interpretativi e i modelli operativi oltre ai loro valori e alle loro credenze.

Tra i nostri obiettivi vi è infatti quello di ricostruire i punti di vista degli attori entrando nei loro mondi in cui si costruiscono rappresentazioni, valori, stili di vita, consumi culturali, identità, ma anche sogni, desideri, bisogni. Da questa singolare esperienza si punta a ricostruire, su più piani e secondo osservatori differenziati, la trama della rappresentazione messa in scena da tutti gli attori in gioco.

E’ questo lo spirito e la filosofia con cui il progetto prosegue con l’attivazione dei “Laboratori con gli studenti protagonisti” … entriamo nei loro mondi, nelle loro storie, nelle mappe di significato e di senso che gli adolescenti costruiscono!

 Oggi è sempre più necessario lavorare in rete con i soggetti che fanno ricerca a tutti i livelli, dagli operatori che stanno sul campo, a quelli che elaborano teoricamente i fenomeni osservati; anche i giovani devono essere coinvolti in questo processo per renderlo sempre più vicino alla loro realtà.

Bisogna progettare azioni non più generalizzate come in passato, ma è necessario costruire i messaggi a seconda dei contesti e dei soggetti. Per fare questo è però necessario fare ricerca sul campo direttamente negli spazi d’aggregazione (scuola, famiglia, territorio, gruppo dei pari), osservando, ascoltando e progettando con le persone presenti. La ricerca deve partire proprio da questo dialogo, affinché si elaborino nuove strategie in grado di rispondere ai nuovi fenomeni che si manifestano.

In futuro le organizzazioni che fanno ricerca dovranno dotarsi di strumenti agili, in grado di confrontarsi, per tempo, con l’evoluzione continua dei fenomeni giovanili, che non possono essere codificati e letti in modo univoco. Molte delle discipline implicate danno letture ugualmente indicative sull’argomento, mentre invece sempre più si avverte la necessità di incrociare questi saperi al fine di comprendere meglio il fenomeno osservato. I risultati dei laboratori, nonché la visione di un cortometraggio e spot, sono stati presentati dagli stessi studenti, attraverso una singolare ambientazione in cerchio, in un Worhskop regionale che si è svolto alla Sala del Trono di Palazzo Gallone di Tricase (Lecce) il 31 maggio 2007 e al Salone delle Feste di Palazzo De Mari di Acquaviva delle Fonti (Bari) il 5 giugno 2007.

Il lavoro educativo in aula e la successiva realizzazione di prodotti comunicativi (messaggi, cartelloni, foto, cortometraggi, spots, ecc.) rappresentano, a livello metodologico e di conduzione dei laboratori, due momenti di un unico filo conduttore che è quello dimostrato dallo staff di ricerca di non occupare gli spazi dei giovani, il loro protagonismo o la loro autonomia per costruire insieme ai giovani reali percorsi di senso e di significato.

A tal proposito pensando al lavoro sul campo degli educatori e dei facilitatori di gruppo, è utile ricorrere a un’immagine: quella del viaggiatore con bagaglio leggero, che si avventura per terre di cui, forse, non conosce gli abitanti, ma parte dal presupposto che nella loro conoscenza troverà le risorse di cui può avere bisogno. In viaggio deve però saper superare degli ostacoli, valutare il pericolo, e quindi deve avere una cognizione, anche pratica, più legata alla sua testa, alla sua mente (e quindi alle sue risorse che chiamiamo, per semplificare, interiori) che non a una dotazione di potenti strumenti esterni. Non fa una spedizione militare, ma entra in un territorio che forse non conosce; se poi lo conosce, ne possiede la mappa, ma deve incontrare lo specifico del divenire del suo viaggio, che non è un “già dato”. (A. Canevaro)

Naturalmente, la fusione e la comparazione di tutti i dati di esperienza raccolti e la successiva pubblicazione del Report sarà un impegno complessivo, al fine di una migliore comprensione della cultura giovanile e l’individuazione in comune dei nodi essenziali che siano stati utili nei processi decisionali e promozionali a cui la ricerca chiede di rispondere. Inoltre, un’attenta verifica degli esiti aiuterà a confortare o meno le mete previste da questa ricerca e segnalerà le proiezioni possibili per il futuro, che al momento sembrano orientarsi verso la costituzione di una rete di studenti e la formazione di peer educator al fine di problematizzare e aprire la comunicazione nelle scuole sui temi di questa ricerca, nonché di approfondire i temi di ricerca coinvolgendo anche le comunità locali.

Agli adulti, agli insegnanti, agli educatori il consiglio di stare dentro la complessità dei fenomeni, con lentezza, senza necessariamente e frettolosamente volerli ridurre a pochi e semplici elementi razionali di spiegazione ed intervento, tanto rassicuranti quanto illusori.

Chi condivide questo, si dispone all’ascolto che non significa valutare per affermare una propria supremazia, un suo potere. 

“Sempre più il viaggiatore sentiva svanire il confine tra il proprio mondo interiore e l’esterno, fra ciò che era lui stesso a creare e quello che realmente gli stava davanti, finchè non riuscì più a distinguere l’uno dall’altro e iniziò ad avvertire il proprio animo come un qualcosa di esterno e gli oggetti esterni come il suo mondo interno”. (M. Ende)
 
DIREZIONE SCIENTIFICA: prof. GIUSEPPE RICCHIUTO

Responsabile scientifico La.Ri.E.D. – Laboratorio di Ricerca Educativa e Didattica, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Presidente Osse.For. – Osservatorio Formazione. Centro servizi, studi e ricerche interdisciplinari per lo sviluppo del territorio, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
 
STAFF DI PROGETTO
: Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, Regione Puglia – Patrocinio Assessorato Diritto allo Studio, Provincia di Bari – Patrocinio Assessorato Protezione Civile, Provincia di Lecce – Assessorato alle Politiche Educative e Sociali, Ufficio Scolastico Provinciale di Bari, Ufficio Scolastico Provinciale di Lecce, Comune di Acquaviva delle Fonti, Comune di Bitetto, Comune di Poggiardo, Comune di santeramo, Comune di Tricase (Ente capofila), ICS di Andrano, ICS di Miggiano e Montesano, ICS Polo 4 di Tricase, I.S.A. “N. Della Notte” di Poggiardo, I.I.S.S. Liceo Scientifico e Classico “G. Stampacchia” di Tricase, I.I.S.S. Polo Professionale di Tricase e Alessano, Istituto Magistrale “G. Comi” di Tricase (Scuola capofila), Direzione Didattica 2° Circolo di Acquaviva delle Fonti, Istituto Secondario di I° Grado “Giovanni XXIII” di Acquaviva delle Fonti, Istituto Magistrale “Don Milani”di Acquaviva delle Fonti, Liceo Scientifico “E. Amaldi”di Bitetto Istituto Superiore di I Grado “San G. Bosco” di Santeramo, Istituto Tecnico Commerciale “N. dell’Andro” di Santeramo 
STAFF SCIENTIFICO
: La.Ri.E.D. - Laboratorio di Ricerca Educativa e Didattica Capo di Leuca (Responsabile di progetto), Osse.For. -  Osservatorio Formazione. Centro servizi, studi e ricerche interdisciplinari per lo sviluppo del territorio (Responsabile scientifico), Università degli Studi del Salento - Dipartimento di Scienze Sociali e della Comunicazione, Comunità Emmanuel di Lecce, Co.M.Media s.rl. – Comunicazione Multimediale


 

 

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